La Campagna di Trafalgar
Gli eventi che portarono alla battaglia di Trafalgar iniziarono nel maggio 1803 con la rottura della Pace di Amiens. Dal luglio dell’anno successivo Napoleone comincia a progettare l’invasione della Gran Bretagna, prevista per gli inizi del 1805, ed a tale scopo inizia a radunare a Boulogne gran parte delle sue truppe di terra. Si iniziano a costruire barconi per l’attraversamento della Manica, ma la premessa basilare per la riuscita di questo piano era il completo controllo del Canale anche solo per qualche giorno e questo era il compito principale che doveva svolgere la marina francese. In Inghilterra questi preparativi non passarono inosservati e per prevenire questa evenienza, l’Ammiragliato dispose il blocco totale delle coste francesi e dei paesi alleati; diverse squadre navali inglesi controllavano costantemente i principali ancoraggi metropolitani della flotta francese: Brest(1), Rochefort(2) e Tolone(3). Dal dicembre 1804, quando anche la Spagna dichiarò guerra alla Gran Bretagna, subirono la stessa sorte anche i porti militari spagnoli: El Ferrol(6), Cadice(7) e Cartagena(8).
Napoleone nell’ottobre del 1804 ideò il suo Grand Design, cioè il piano d’invasione dell’Inghilterra. Le linee generali prevedevano che, al comando del Vice Ammiraglio Villeneuve, il maggior numero di navi francesi, una volta riunitesi con gli spagnoli, attraversasse l’Atlantico per un attacco diversivo contro i possedimenti inglesi nelle Indie Occidentali per poi tornare in Europa e distruggere la flotta inglese in una battaglia decisiva. In seguito le flotte combinate dovevano proteggere la traversata delle forze di invasione verso le coste del Kent. Potenzialmente le forze francesi e spagnole combinate, con più di 50 navi di linea disponibili, erano largamente superiori alla flotta inglese, ma Napoleone non era uno stratega navale e questo piano, che prevedeva una elevata coordinazione fra tutte le forze coinvolte, non teneva conto delle incertezze inerenti la navigazione in alto mare e soprattutto dei movimenti della flotta inglese. L’imperatore non poteva muovere le sue navi in mare come le armate sulla terra.
Dopo il primo tentativo infruttuoso del gennaio del 1805, solo le navi del C. Amm. Messiessy raggiunsero l’Atlantico, il 30 marzo il V. Amm. Villeneuve riuscì ad eludere il blocco inglese davanti a Tolone. Si diresse verso le coste spagnole ed al largo di Cadice si riunì con 6 navi di linea dell’Amm. Gravina. Non conoscendo la posizione di Nelson nel Mediterraneo, il 9 aprile Villeneuve con una flotta costituita ora da 18 vascelli si diresse verso la Martinica che raggiunsero a metà maggio. Il previsto ricongiungimento con la squadra di Messiessy, che era già ripartito per l’Europa, e con quella del V. Amm. Gaunteaume, che non era riuscito a forzare il blocco davanti a Brest, non avvenne. Le flotte combinate, con la sola aggiunta delle due navi del C. Amm. Mangon, ripartirono per l’Europa l’11 giugno. Dopo un combattimento infruttuoso con la squadra inglese del V. Ammiraglio Calder presso Capo Finisterre in cui furono perse due navi spagnole, Villeneuve entrò a El Ferrol il 1° agosto ed il 21, assieme alle navi all’ancora nel porto, partì per Cadice. Nelson incrociava con la sua squadra del Mediterraneo a largo di Palermo nel momento in cui Villeneuve lasciava Tolone ed avutane notizia solo il 18 aprile si mise subito all’inseguimento delle flotte combinate.
Raggiunse i Caraibi ai primi di giugno, incrociò infruttuosamente in quelle acque ed il 13 ripartì per l’Europa. Arrivato a Londra fu nominato dall’Ammiragliato comandante in capo della flotta inglese ed a metà settembre si riunì alla flotta si Collingwood che stazionava al largo di Cadice, per attaccare battaglia con la flotta nemica.
I piani di battaglia
Quando Nelson, il 10 ottobre, riunì i capitani della sua flotta per esporre il piano di battaglia, questi rimasero molto perplessi per l’audacia dimostrata. Il comandante inglese, ritenendo che la consistenza della flotta nemica fosse superiore rispetto a quella che poi effettivamente incontrò a Trafalgar, prevedeva di suddividere le sue 27 navi in tre divisioni; due colonne di attacco dovevano dirigersi ortogonalmente alla rotta delle navi alleate e dovevano spezzare la linea franco-spagnola in modo da non ingaggiare un combattimento classico fra due linee parallele, ma coinvolgere le navi nemiche in un combattimento “corpo a corpo” fra singole navi; in questo modo la superiorità numerica nemica sarebbe stata vanificata. Una terza squadra, tenuta di riserva, doveva impedire che l’avanguardia alleata si riunisse al grosso della flotta impegnata in un combattimento di siffatta maniera. Così facendo però l’ammiraglio si prendeva dei rischi enormi perché permetteva agli alleati la manovra del “taglio della T” e quindi durante l’avvicinamento, soprattutto le navi in testa alle due colonne d’attacco, sarebbero state bersagliate da un intenso fuoco di batteria a cui non potevano rispondere adeguatamente; questo però era l’unico modo per conseguire una vittoria schiacciante su Napoleone. Per la riuscita del suo piano Nelson confidava nelle capacità dei suoi capitani e nel migliore addestramento sia dei suoi marinari che dei suoi cannonieri.
Dopo l’inconsistente azione di Capo Finisterre(7) e la decisione di Villeneuve, per altro condivisa da Gravina, di dirigersi verso Cadice invece che ricongiungersi con la flotta di Gaunteaume a Brest, un Napoleone estremamente deluso e sfiduciato nei confronti della marina decise smaltellare il Campo di Boulogne e dirigere i suoi sforzi contro gli Austro-russi ad est. Alla fine di settembre l’imperatore ordinò a Villeneuve di dirigere le flotte combinate prima a Napoli e poi a Tolone, dove questi sarebbe stato sostituito dal V. Ammiraglio Rosily. Purtroppo Napoleone sottovalutava la consistenza della squadra inglese che incrociava a largo di Cadice e le precarie condizioni della flotta dopo un lungo viaggio che l’aveva portata ai Carabi e ritorno. Conscio delle inferiori capacità della sua flotta rispetto a quella inglese, l’ammiraglio francese obbedì con riluttanza e la mattina del 20 ottobre salpò le ancore con rotta verso sud verso lo stretto di Gibilterra. Negli ordini di battaglia che emanò ai suoi capitani, il comandante francese prevedeva che gli inglesi, per la battaglia, non si sarebbero disposti in linea di fila parallela a quella alleata, ma avrebbero tentato di romperla ed accerchiarne la retroguardia. Ordinava quindi ai suoi capitani di assistersi l’un con l’altro e di seguire la nave ammiraglia senza rompere la linea di fila.
Appena la flotta franco spagnola prese il largo, le fregate inglesi di sorveglianza al largo delle coste spagnole informarono immediatamente Nelson che incrociava a circa 50 miglia ad occidente; l’ammiraglio inglese, vista l’effettiva consistenza della flotta nemica, decise di modificare il suo piano raggruppando le sue navi in sole due colonne d’attacco: la prima al comando di Nelson stesso composta di 13 navi e la seconda al comando del V. Ammiraglio C. Collingwood di 14 navi. La flotta inglese ora navigava lentamente in direzione NE, verso il nemico. A causa della scarsa esperienza di navigazione in formazione, la flotta alleata riusciva a stento a mantenere un ordine regolare; Villeneuve sperava ancora di riuscire a raggiungere il Mediterraneo senza incontrare gli inglesi, ma la sera del 20 la flotta di Nelson fu avvistata: la battaglia era adesso inevitabile. Entrambe le flotte iniziarono a manovrare per ottenere la migliore posizione per il combattimento.
Villeneuve, sulla Bucentaure, ordinò di costituire la linea di battaglia; in testa c’era la Squadra di Osservazione (Amm. Gravina), seguivano la Squadra di Avanguardia (V. Amm. De Alava), la Squadra di Centro (V. Amm. Cisneros) e la Squadra di Retroguardia (C. Amm. Dumanoir le Pelley). Alle ore 8 del 21 ottobre il comandante francese diede l’ordine di invertire la rotta in direzione NNO, verso gli inglesi, con un’accostata ad un tempo(8). A causa del lieve vento che spirava da ovest ci vollero più di due ore affinché tutti i vascelli eseguissero l’ordine ed al momento della battaglia ancora non era stata ristabilita un’unica linea di battaglia: le varie navi erano disposte lungo un ampio arco. Come risultato finale la Squadra di Retroguardia divenne l’avanguardia della flotta e la Squadra di Osservazione la retroguardia. Alle ore 6, anche Nelson aveva ordinato di costituire le due colonne d’attacco; lui comandava quella di Sopravento(9), mentre Collingwood quella di Sottovento(10), più a sud. La flotta inglese si dirigeva direttamente contro la linea alleata. Fu allora che Nelson fece issare sulla Victory il famoso segnale “L’Inghilterra si aspetta che ogni uomo compia il suo dovere”(11).
Alcuni comandanti alleati, alla vista delle navi inglesi capirono immediatamente in quale pericolo si stavano imbattendo; il comandante della San Jaun Nepomuceno, l’ultima nave della linea franco-spagnola profetizzò al suo secondo: “L’avanguardia sarà esclusa dal combattimento e la retroguardia si troverà in forte inferiorità numerica. Metà della linea sarà costretta all’inattività. L’ammiraglio francese non lo capisce e non lo capirà. L’unica cosa che dovrebbe fare è ordinare all’avanguardia di invertire la rotta per andare a rafforzare la retroguardia. In questo modo il nemico si troverebbe stretto tra due fuochi”. Attese a lungo, ma inutilmente; quest’ordine fu dato solo quando ormai era troppo tardi.
La battaglia
Le navi alleate si muovevano verso nord, lentamente a causa del vento sfavorevole, mentre le due colonne d’attacco inglesi procedevano col vento in poppa verso la linea nemica; la Colonna di Sottovento era più avanzata rispetto all’altra ed entrò prima in contatto col nemico. La prima salva della battaglia fu sparata poco dopo mezzogiorno(12) dalla Fougueux contro la Royal Sovereign in testa alla linea inglese: la nave inglese non doveva arrivare indenne alla linea francese. L’ammiraglia di Collingwood subì senza rispondere il fuoco della linea francese fino a che non superò la linea alleata ed allora riversò la sua bordata di 50 cannoni contro la Santa Ana da distanza molto ravvicinata distruggendole completamente il timone. Le navi vicine si concentrarono subito contro la tre ponti inglese che fu sottoposta all’attacco da cinque navi alleate; il fuoco fu così intenso che testimoni oculari affermarono che alcune palle di cannone si scontrarono a mezz’aria. Il calvario della Royal Sovereign durò per circa venti minuti fino a quando prima la Belleisle e poi la Mars non intervennero in suo aiuto subendo anch’esse l’attacco concentrato delle navi francesi e spagnole. Alla fine della battaglia entrambe i vascelli inglesi erano incapaci di muoversi, completamente disalberati e con pesantissimi danni agli scapi. Via via che sempre più navi della Colonna di Sottovento entravano in battaglia con la retroguardia alleata, lo scontro si sviluppava in combattimenti isolati fra due o tre navi a distanza di circa 400 metri, in cui i cannonieri inglesi facevano valere il loro superiore addestramento; molte navi si scontrarono, rimanevano incastrate ed i combattimenti si trasformavano in sanguinosi abbordaggi. Dopo più tre ore di aspri combattimenti la squadra di Collingwood aveva sconfitto la retroguardia alleata e catturato più di sette navi nemiche.
La Colonna di Sopravento entrò in contatto col nemico una quarantina di minuti dopo quella di Sottovento; durante l’avvicinamento Nelson aveva cercato insistentemente l’ammiraglia di Villeneuve ed una volta riconosciuta diresse velocemente la Victory contro la Becentaure. La linea franco spagnola sparò contro la nave inglese un fuoco continuo, ma questa non rispose mai ed arrivata a brevissima distanza sparò in rapida successione varie bordate che sconquassarono il vascello francese. Di seguito Nelson, con la Temerarie in appoggio, attraversò la linea alleata per affrontare la Neptune e la Redoutable. Anche in questo caso il combattimento si sviluppò a brevissima distanza tanto che quest’ultima nave e la Victory si impigliarono a prora. Il comandante della Redoutable, Capitano J. J. Lucas, aveva addestrato il suo equipaggio alle tattiche di abbordaggio e comandò l’assalto alla Victory; contemporaneamente dalle coffe i fanti di marina francesi sparavano sulla nave inglese e fu proprio in questo momento che Nelson fu colpito a morte da un colpo di fucile proveniente proprio dalla Redoutable. L’Ammiraglio inglese fu portato subito sottocoperta, ma le sue condizioni apparvero subito disperate; Nelson mori due ore dopo. Anche la sorte della nave di linea francese era segnata dopo che fu speronata dalla Temerarie che cercava di alleggerire la pressione sull’ammiraglia inglese: la Redoutable fu una delle navi partecipanti alla battaglia che subì gravissime perdite. L’avanguardia alleata(13) comandata dal C. ammiraglio Dumanoir Le Pelley, nonostante le pressanti richieste d’aiuto inviate da Villeneuve, continuò la sua rotta allontanandosi dalla battaglia e solo dopo le ore 14 iniziò a virare. Le navi inglesi che costituivano la coda della Colonna di Sopravento le si avvicinarono cercando di impedire che queste navi portassero aiuto alle altre navi francesi e spagnole duramente impegnate nel combattimento. I vascelli spagnoli della Squadra di Retroguardia si diressero subito verso la Santissima Trinidad, ormai disalberata e furono subito attaccati dalle navi inglesi, mentre i quattro vascelli francesi, intatti, approfittando della situazione, si allontanarono nell’Oceano Atlantico. La fuga del C. Ammiraglio francese si interruppe il 2 novembre successivo quando le sue navi furono intercettate e catturate nel Golfo di Biscaglia dal comandante inglese R.
Stracham. Per la sua condotta a Trafalgar, Dumanoir Le Pelley fu successivamente condannato da una corte marziale francese.
La sera del 21 ottobre vide gli inglesi vincitori dello scontro, anche se molte delle loro navi erano pesantemente danneggiate; la stessa Victory, completamente disalberata ed incapace di muoversi, fu trainata a Gibilterra dalla Neptune e la stessa sorte subirono diverse altre navi inglesi. Meno di un terzo delle navi alleate che avevano lasciato Cadice la mattina del 20 ottobre riuscirono a trovare riparo in porti amici; tutte le altre furono catturate o affondate a Trafalgar. Le navi franco spagnole fuggite a Cadice si riorganizzarono sotto il comando del Commodoro francese J. Cusmao Kerjiulien per cercare di liberare le navi catturate a Trafalgar ed il 24 fecero un’efficace incursione contro la flotta di Collingwood che le scortava a Gibilterra. Trafalgar segna la fine del sogno di Napoleone di invadere la Gran Bretagna. Le navi francesi tecnicamente non avevano nulla da invidiare alle inglesi e l’esito della battaglia fu dovuto principalmente al maggiore addestramento dei marinai e cannonieri inglesi ed alla maggiore libertà ed intraprendenza dei loro comandanti. Per altri dieci anni continuò ad essere padrone incontrastato in Europa, ma il suo impero rimase sempre un impero continentale. La Gran Bretagna era sempre padrona degli oceani e la più fiera nemica dell’Imperatore. La flotta francese fu ricostruita, ma non uscì mai più in forze per affrontare gli inglesi in mare aperto(14). Solamente le fregate francesi di base ad Ile de France(15) nell’Oceano Indiano contrastarono la supremazia navale inglese fino a quando fu possibile data il loro isolamento dalla madrepatria.
Dispostone della flotta alleata all’inizio della battaglia da Nord a Sud
Squadra di Retroguardia – C. Amm. P. Dumanoir le Pelley
| Nave | Comandante | Esito a Trafalgar | |
| Neptuno (80) | E | Cap. C. Valdes | Catturata |
| Scipion (74)
|
F | Cap. C. Berenger | Fuggita – Catturata da Stracham |
| Intrepid (74) | F | Cap. L. Infernet | Catturata |
| Formidabile (80)
|
F | C. Amm. Dumanoir le Pelley
Cap. J. M. Lettelier |
Fuggita – Catturata da Stracham |
| Mont Blanc (74)
|
F | Cap. N. L Villegris | Fuggita – Catturata da Stracham |
| Duguay Trouin (74) | F | Cap. C. Touffet | Fuggita – Catturata da Stracham |
| Rayo (100) | E | Cap. E. Macdonnell | Sfuggita a Cadice |
| San Francisco de Asis (74)
|
E | Cap. L. De Flores | Sfuggita a Cadice |
Squadra di Centro – V. Amm. P. Villeneuve – C. Amm. H. Cisneros
| Nave | Comandante | Esito a Trafalgar | |
| San Augistin (74) | E | Cap. F. Xado Cagigal | Catturata |
| Heros (74) | F | Cap. J. B. Poulain | Sfuggita a Cadice |
| Santissima Trinidad (140) | E | C. Amm. H. Cisneros
Comm. F. De Uriarte |
Catturata |
| Bucentaure (80) | F | V. Amm. P. Villeneuve
Cap. J. J. Magendie |
Catturata |
| Redoutable (74) | F | Cap. J. J. Lucas | Catturata |
| Neptune (84) | F | Comm. E. T. Maistral | Sfuggita a Cadice |
| San Leandro (64) | E | Cap. J. Quevedo | Sfuggita a Cadice |
Squadra di Avanguardia – V. Amm. I. M. De Alava
| Nave | Comandante | Esito a Trafalgar | |
| San Justo (74) | E | Cap. M. Gaston | Sfuggita a Cadice |
| Indomptable (80) | F | Cap. J. J. Hubert | Sfuggita a Cadice |
| Santa Ana (112) | V. Amm. I. M. De Alava
Cap. J. Gardoqui |
Catturata | |
| Fougueux (74) | F | Cap. L. A. Beaudouin | Catturata |
| Monarca (74) | E | Cap. T. Argumosa | Catturata |
| Pluton (74) | F | Comm. J. Cusmao Kerjiulien | Sfuggita a Cadice |
Squadra di Osservazione – Amm. F. C. Gravina
| Nave | Comandante | Esito a Trafalgar | |
| Algeciras (74) | F | Com. L. Le Tourner | Catturata |
| Baliama (74) | E | Comm. D. Alcalà Galiano | Catturata |
| Aigle (74) | F | Cap. P. Gourrege | Catturata |
| Swiftsure (74) | F | Cap. C. E. H. Villemadrin | Catturata |
| Montanes (74) | E | Cap. J. Alcedo | Sfuggita a Cadice |
| Argonaute (74) | F | Cap. J. Epron | Sfuggita a Cadice |
| Argonauta (80) | E | Cap. A. Pareja | Catturata |
| San Ilde fonso (74) | E | Comm. J. De Vargas | Catturata |
| Achille (74) | F | Cap. L. Denieport | Catturata |
| Principe de Asturias (11 2) | E | Amm. F. C. Gravina Cap. R. De Hore | Sfuggita a Cadice |
| Berwick (74) | F | Cap. J. F. Filhol Camas | Catturata |
| San Juan de Nepomuceno (74) | E | Comm. C. Churruca | Catturata |
Fregate
| Nave | Comandante | Esito a Trafalgar | |
| Rhin (40) | F | Cap. Chesneau | |
| Hortense (40) | F | Cap. La Meillerie | |
| Cornelie(40) | F | Cap. De Marinenq | |
| Themis (40) | F | Cap. Jugan | |
| Hermione (40) | F | Cap. Mahe |
Disposizione della flotta inglese all’inizio della battaglia da Est ad Ovest
Colonna di Sopravento – V. Amm. H. Nelson
| Nave | Comandante |
| Victory (100) | V. Amm. H. Nelson
Cap. T. Hardy |
| Temerarie (98) | Cap. E. Havery |
| Leviathan (74) | Cap. H. Bayntun |
| Conqueror (74) | Cap. T. Fremantle |
| Britannia (100) | Cap. C. Bullen |
| Ajax (74) | Ten. P. Pilfold |
| Agamemnon (64) | Cap. E. Berry |
| Orion (74) | Cap. E. Codrington |
| Prince (98) | Cap. R. Grindall |
| Minotaur (74) | Cap. C. Mansfield |
| Spartiate (74) | Cap. F. Laforey |
| Africa (64) | Cap. H. Digby |
Colonna di Sottovento – V. Amm. C. Collingwood
| Nave | Comandante |
| Royal Sovereign (100) | V. Amm. C. CollingwoodCap. E. Rotheram |
| Belleisle (74) | Cap. W. Hargood |
| Mars (74) | Cap. G. Duff |
| Tonnant (80) | Cap. C. Tyler |
| Bellerophon (74) | Cap. J. Cooke |
| Colossus (74) | Cap. J. N. Morris |
| Achille (74) | Cap. R. King |
| Revenge (74) | Cap. R. Morrison |
| Defiance (74) | Cap. P. Durham |
| Swiftsure (74) | Cap. W. Rutherford |
| Dreadnought (98) | Cap. J. Conn |
| Plyphemus (64) | Cap. R. Redmill |
| Thunderer (74) | Ten. J. Stockham |
| Defence (74) | Cap. G. Hope |
Fregate
| Nave | Comandante |
| Euryalus (36) | Cap. Blackwood |
| Naiad (36) | Cap. Dundas |
| Phoebe (36) | Cap. Bladen Capel |
| Sirius(36) | Cap. Prowse |
Bibliografia
M. Zatterin, Trafalgar: La battaglia che fermò Napoleone, Milano, 2005
G. Fremont-Barnes, Trafalgar 1805: Nelson’s crowning victory, Londra, 2005
R. Muñoz Bolaños, Trafalgar 1805: Gloria y derrota de la Armada españiola, Madrid, 2005
Note
(1) Nel porto c’erano 21 navi di linea e 6 fregate al comando del Vice Ammiraglio H. Gaunteaume
(2) Nel porto c’erano 5 navi di linea e 5 fregate al comando del Contrammiraglio E. T. de Missiessy
(3) Nel porto c’erano 11 navi di linea e 6 fregate al comando del Vice Ammiraglio P. C. Villeneuve
(4) Nel porto c’erano 12 navi di linea e 3 fregate al comando del Vice Ammiraglio J. Grandallana. Inoltre 5 navi di linea francesi erano lì alla fonda al comando del Contrammiraglio Goudron, poi sostituito in agosto dal Contrammiraglio P. Dumanoir Le Pelley
(5) Nel porto c’erano 13 navi di linea e una fregata al comando dell’Ammiraglio F. Gravina
(6) Nel porto c’erano 8 navi di linea e due fregate al comando del Vice Ammiraglio J. J. Salcedo
(7) In una lettera indirizzata al ministro Decres il 1° settembre, l’Imperatore elogiava il comportamento degli spagnoli durante lo scontro e soprattutto quello di Gravina; mentre si dichiarava estremamente indignato per la decisione di Villeneuve di non attaccare a fondo la squadra inglese
(8) Questa è una manovra molto complicata e da eseguirsi solo dopo appropriato addestramento, cosa che i marinai francesi e spagnoli non avevano; prevede che tutte le navi che formano una line di file virino tutte contemporaneamente; così facendo la testa e la coda della linea si invertono. Alla battaglia dello Jutland durante la prima guerra mondiale, i tedeschi eseguirono per due con successo l’accostata ad un tempo e gli ufficiali inglesi che vi assistettero riuscivano a stento a credere ai loro occhi
(9) La Weather Column
(10) La Lee Column
(11) In realtà il messaggio comandato dall’ammiraglio era “Nelson confida che ogni uomo compia il suo dovere”, ma su suggerimento di uno dei suoi ufficiali fu sostituita le parola “Nelson” con “Inghilterra” e per motivi partici, non esisteva un segnale codificato corrispondente alla parola “confida”, fu un altro il messaggio che passò alla storia
(12) Stabilire una sequenza cronologica esatta dei fatti della battaglia di Trafalgar è molto difficile; secondo i diari delle navi che vi parteciparono il primo colpo fu sparato, a seconda delle fonti, fra le 11:30 e le 12:35. Prenderemo come riferimento i diari della Royal Sovereign
(13) La Squadra di Retroguardia che a causa dell’accostata ad un tempo era divenuta la testa della flotta alleata
(14) Nel 1809 al largo di Lissa nel mare Adriatico ci fu una battaglia navale in cui la flotta inglese sconfisse una squadra italo francese
(15) L’isola di Maurizius
Storia di servizio della HMS Amphion (1798)
La prima missione della HMS Amphion fu in Jamaica nel 1798, ma a partire dal 1799 già si trovava lungo le coste del sud della Spagna sotto il comando dal Capitano Bennet dove catturò una nave cannoniera spagnola, la fregata rimase in servizio attivo nel Mare Mediterraneo fino alla firma della pace di Amiens avvenuta fra il governo legittimo della Francia rivoluzionaria e repubblicana rappresentata da Giuseppe Bonaparte e la Gran Bretagna rappresentata da Lord Cornwallis il 25 marzo 1802. Fu disposto quindi il rientro in patria della nave dove fu impiegata alla lotta dei contrabbandieri inglesi nel canale della manica e dopo qualche tempo ricevette l’incarico di trasportare l’ambasciatore di Sua Maestà Britannica in Portogallo a Lisbona.
Nel 1803 la HMS Amphion fu dismessa e tutto il suo equipaggio fu messo a mezza paga, solo più tardi reimpiegata in servizio, ricevette l’ordine di trasportare l’Ammiraglio Sir Horatio Nelson nel Mar Mediterraneo per prendere il comando della Famosa Mediterranean Fleet; la nave rimase nel Mediterraneo sotto il comando del Capitano di Vascello Samuel Sutton e durante il periodo di permanenza prese parte alla flotta che eseguì il blocco del convoglio di navi francesi al comando dell’Ammiraglio Pierre-Charles Villenueve presso il porto di Tolone che aveva l’intento di invadere la Gran Bretagna e le sue colonie in America.
La HMS Amphion nel corso dell’anno 1804 fu una delle navi selezionate per la caccia e la cattura delle navi tesoriere spagnole e il 5 ottobre dello stesso anno si contraddistinse, assieme ad altre tre fregate che componevano la squadra , per la distruzione di una flotta composta da quattro fregate spagnole al comando del Brigadiere del Mare José de Bustamante y Guerra al largo delle coste spagnole. Nell’ottobre del 1805 il comando fu affidato a Lisbona al Capitano di Vascello William Hoste che fece salpare la fregata verso Gibilterra e succeccivamente Algeri prima di operare fra Cadice e le coste siciliane.
Nel maggio del 1808, Hoste ricevette l’ordine di attaccare la fregata francese Baleine fuori da Rosas e la HMS Amphion riuscì a distruggere la nave avversaria senza avere ne perdite e ne danni significativi, a novembre dello stesso anno la HMS Amphion si unì fuori da Trieste alla HMS Unite per pattugliare le coste del Mare Adriatico. Nei tre anni seguenti, sotto il brillante comando di Hoste, operò nel blocco del commercio e la fregata riuscì a catturare e distruggere una grande quantità di convogli italo-francesi trasportanti provviste attirando l’attenzione su di se di una squadra navale francese al comando del Capitano di Vascello Bernard Dubordieu che promosse varie azioni per contrastare il dominio della flotta inglese dell’adriatico e che si concluderanno con la battaglia di Lissa dell’11 marzo 1811.
L’11 marzo 1811 una flotta comandata dal Capitano di Vascello Bernard Dubordieu (1773 – 1811), composta da fregate francesi, italia
ne e venete, salpò da Ancona in direzione di Lissa trasportando truppe destinate ad attaccare l’isola. Lissa era diven
tata di importanza cruciale poiché gli inglesi nello stesso anno vi avevano fondato una base militare per consolidare il blocco continentale. Già nell’ottobre del 1810 le navi francesi avevano forzato la rada di Porto SanGiorgio (sull’isola di Lissa) e liberato alcuni prigionieri francesi tenuti sull’isola.
La flotta italo-francese era composta da una divisione di 10 navi, 7 italiane e 3 francesi:
- Corona (fregata, da 36 cannoni),
- Bellona (corvetta italiana, da 30 cannoni),
- Carolina (corvetta veneziana, da 30 cannoni),
- Principessa Augusta (brick italiana, 18 cannoni),
- Principessa di Bologna (brick italiana, 18 cannoni),
- Eugenio (sciabica italiana),
- Lodola (avviso italiano),
- Danaé (fregata francese, da 44 cannoni),
- Favorite – Favorita (fregata francese, da 44 cannoni),
- Flore – Flora (trappola francese, da 44 cannoni).
Mentre la flotta britannica, comandata dal Capitano Hoste, era composta da 4 fregate:
- HMS Active, armata con 38 cannoni da 18 libbre
- HMS Amphion, armata con 32 cannoni da 12 libbre
- HMS Cerberus, armata con 32 cannoni da 12 libbre
- HMS Volage, armata con 22 carronate da 32 libbre
Dubordieu con la Favorite e la Flore attaccò per primo cercando di abbordare l′Amphion, l’ammiraglia britannica, ma fu respinto dal tiro a mitraglia dei cannoni inglesi, con gravi perdite nell’equipaggio, fra cui lo stesso ammiraglio. La Flore, approfittando del fatto che l′Amphion era impegnata dalla Favorite, era riuscita a portarsi al traverso di poppa ed a colpirla con un tiro di infilata, appoggiata in questa azione dalla Bellona. La risposta dell′Amphion metteva fuori combattimento entrambe le fregate nemiche, costringendo la Flore a riparare a Lesina e la Bellona ad arrendersi. Dato che la Favorite era in condizioni disperate, il colonnello Gifllenga (che era subentrato ai deceduti Dubordieu e La Meillerie) decise di traferire i feriti sull′Eugenio e sulla Principessa di Bologna che ripararono, assieme alla Lodola ed alla Principessa Augusta a Spalato. Dopodiché Gifllenga si diresse verso la punta di Smocova, attaccò il porto di Lissa, catturò alcune navi inglesi che utilizzò per mettere in salvo a Lesina l’equipaggio e le truppe sopravvissute. Per paura che finisse in mano inglese incendiò la Favorite, che era già stata portata all’incaglio dall’equipaggio.
Nel frattempo la Bellona aveva danneggiato gravemente il Cerberus ed aveva catturato il Volage, che, però, scappò, riparando a Lissa, quando il Danaé cannoneggiò la Bellona scambiandola per nave nemica. Il fuoco amico mise fuori servizio la Bellona che fu catturata dagli inglesi e successivamente anche la Corona fu catturata, ed entrambe le navi entreranno in servizio presso la Royal Navy nell’anno successivo con il nome HMS Dover (Bellona) e HMS Daedalus (Corona).
Oltre al Cerberus fu danneggiata gravemente anche l’Amphion e quest’ultima una volta fatto le riparazioni necessarie a favorire una navigazione sicura, essendo stato il Capitano Hoste ferito seriamente ad una gamba fu costretta a rimpatriare in Gran Bretagna per fornire cure adeguate al comandante, mentre le altre tre navi facenti parte della squadra fecero rotta per Malta ove furono riparati i danni causati dalla battaglia La battaglia di Lissa confermò il predominio inglese nell’Adriatico.
Nel 1813 la HMS Amphion fu assegnata alla flotta del Mare del Nord ed alla fine dello stesso anno il suo equipaggio sbarco sull’isola di Schowen (Paesi bassi) che catturò facendola divenire dominio britannico. All’inizio del 1814 la HMS Amphion continuò le azioni di attacco alle batterie costiere ed alle postazioni militari sulle coste del Nord della Francia, ma con la fine della guerra fu ordinato alla fregata il rientro in patria. Nel 1818 venne affidato l’ultima missione della sua valorosa carriera alla HMS Amphion consistente nel pattugliamento delle coste brasiliane, al suo rientro nel 1820 fu disarmata e messa fuori servizio dopo 22 anni di glorioso servizio. A novembre del 1820 fu affondata nei pressi di Woolwich per formare una barriera frangiflutti e nel settembre del 1823 il relitto fu venduto alla società Joliffe and Banks che ne dispose la rimozione.
Napoleon Festival
Il napoleon festival è stato un evento importante per noi, ha visto per la prima volta i Slops & Lobsters schierati in battaglia. Durante la manifestazione i partecipanti soggiornavano presso la fortezza Firmafede, e durante tutto il week end ci sono state battaglie e addestramenti. Gli scontri sono avvenuti tra noi inglesi e truppe austriache contro truppe napoleoniche. La battaglia infuriava lungo tutte le vie del centro storico di Sarzana creando una atmosfera surreale, difficile da descrivere anche per chi ha vissuto quei momenti.
Prima rievocazione degli Slops & Lobsters
La prima uscita del gruppo di rievocazione Slops & Lobsters è avvenuta in occasione della manifestazione “Il mare ci unisce” a Camogli. Per l’occasione era presente in porto anche una goletta settecentesca, il Pandora. Per tutto l’evento land man e royal marines si sono prodigati in esercitazioni, marce e fuochi di linea. Nella galleria le foto dell’evento.



